mercoledì 22 luglio 2015

Morteratsch: il ghiacciaio amico dei bambini


OSARE.

Ogni tanto bisogna farlo.
Per mettersi alla prova. Per vedere fin dove ci si può spingere.

Per capire di che pasta siamo fatti.

Osare mettendo in conto la fatica, il rischio e la possibilità che qualcosa possa andare storto.
Che i nostri calcoli potrebbero essere sbagliati.
Ma se dovesse funzionare?
Vuoi mettere che soddisfazione?!

giovedì 9 luglio 2015

Itinerario in Provenza con il Camper: mistral, profumi e colori

Tempo di itinerari.
Tempo di leggere, sottolineare, fare orecchie alle pagine e sognare....
Prima mete lontane, impossibili, poi si restringe il cerchio ed eccola lì!
Meta decisa, desideri espressi, qualcuno si avvererà, qualcun altro no e resterà nel cassetto per il futuro, per quell'idea di voler tornare e di lasciare qualche sospeso che ti obblighi a ripercorrere la stessa strada che un tempo ti ha fatto stare bene...


Ci sono itinerari che arrivano da soli.
Ti si presentano lì e tu non puoi che accoglierli, non ti resta che farli entrare e dare loro la possibilità di prenderti per mano e portarti lontano...
Così è andata la volta della Provenza.
Una zona della Francia che da tanto volevamo visitare e che, l'anno scorso, siamo riusciti a girare in lungo e  in largo in piena sintonia con il nostro modo di viaggiare.
Pronti per i campi viola di lavanda
E per i paesaggi selvaggi della Camargue
E per impressionarvi con le Gole del Verdon?
Accendete il motore del camper e venite con noi.
Ecco il nostro itinerario


GIORNO 1: CASA- MONGINEVRO
Si parte  nel tardo pomeriggio. 
C'è allegria nell'aria ed attesa. 
Dopo giorni e giorni  passati a caricare, finalmente ci siamo!
Il nostro mezzo profuma di pulito, di lenzuola fresche di bucato e di sughi fatti in casa ben riposti nel frigorifero
Tutto quello che serve  è stato sistemato al suo posto a bordo.
Partiamo e raggiungiamo la prima meta: il Passo del Monginevro
Arriviamo che è ormai la una di notte. Decidiamo di parcheggiare nello spiazzo antistante la galleria che fa da confine tra Italia e Francia e ci addormentiamo. 
Ci sveglieremo la mattina seguente con il fischio delle marmotte...

mercoledì 24 giugno 2015

Salento Open Air, una vacanza vista mare per tutti i gusti!



"Siamo sempre stati camperisti, solo che prima non avevamo un camper".

Questo ci siamo detti qualche tempo fa mio marito ed io pensando alla nostra vita, al nostro modo di rapportarci con gli eventi e con le occasioni che incontriamo lungo il cammino.
Una vita in continuo movimento, fermandoci, quando è necessario, ad ammirare a bocca aperta, a godere delle cose belle per poi ripartire più carichi e più ricchi dentro.
Una vita spesa mettendo al mondo tre figlie insegnando loro il gusto della sfida, l'arte di arrangiarsi e l'amore per la natura.

Perchè camperista, prima di tutto, lo  sei dentro. 

Tutto il resto come dormire in mansarda, giocare a carte sotto al tendalino, scegliersi con che panorama mangiare viene dopo...
Prima di tutto c'è questo desiderio irrefrenabile che ti obbliga a muoverti lento, percorrendo chilometri sotto il sole, sotto la pioggia, di notte o di giorno per andare alla scoperta del mondo che c'è là fuori e che ha tantissimo da offrire.
Infinito è il numero dei paesi che ci hanno stregato e che ci hanno regalato momenti magici in famiglia ma, nello spirito dell'abitar viaggiando, non siamo mai stati due volte nello stesso posto.
Almeno fino a quando abbiamo deciso di trascorrere le nostre vacanze in Puglia...
Mai nessun luogo è stato capace di entrarci nel cuore al punto tale da ritornarci per ben tre volte. 
Le prime due viaggiando in auto, la terza, per la prima volta in camper.
Un camper noleggiato, non nostro, ma a noi poco importava. Per quei venti giorni sarebbe stata la nostra casa.
Destinazione Salento.
Sì, Salento Lu Sule , Lu Mare, Lu Ventu....
E così ci siamo innamorati. 
Ci siamo innamorati di questa terra e dei suoi colori.
Delle sfumature del suo mare incontaminato che è verde smeraldo  dove la costa è rocciosa


giovedì 18 giugno 2015

Un tuffo all'Isola D'Elba, l'isola dei bambini


Ci sono momenti in cui le mamme sentono il bisogno di sospendersi.
Da tutto e da tutti.
Non perché vogliano staccare la spina definitivamente dal mondo e da tutto ciò che di più amano.
Piuttosto perché  in quello che ogni giorno compiono ci mettono tutta l'anima, tutto il cuore e anche tutto il corpo.
Dalle montagne di calzine da piegare alle pagine di storia da studiare
Dal preparare una cena che possa incontrare i gusti di tutti al far quadrare la dispensa in modo che non manchi nulla. 
Nemmeno i cereali preferiti, hai presente quelli con le gocce di cioccolato dentro?

giovedì 21 maggio 2015

Speleologia per bambini: alla conquista della Grotta Europa in Valle Imagna

Photo Credits : Martino Brambilla
E' una sensazione forte quella che si prova.
Un sorta di ritorno ancestrale alla madre terra che ti ri-accoglie nel suo ventre buio e scuro.
Un ritorno all'inizio, un percorso battuto a ritroso, che ti porta dove tutto cominciò.
Una rinascita ma - allo stesso tempo - una sensazione che quasi ti soffoca e che ti fa sperimentare quel mondo di cui nessuno può raccontare....

Una commistione di sentimenti in bilico tra la nascita e la morte, un lento arrancare guardando avanti per intravedere uno spiraglio di luce e la fine dello stretto cunicolo.

E' percepire il rumore del respiro irregolare, è ascoltare il cuore che pulsa , è sentire i pantaloni che assorbono fango melmoso, è percepire l'odore dell'umidità che ti penetra nelle narici, è farsi trapassare dal freddo della caverna.
Ma è anche di più...
E' paura di non riuscire ad insinuarti, è terrore di non farcela a strisciare e muoverti come un lombrico.
Perché non sei nato lombrico tu....

E' il dubbio di non essere capace di trattenere il fiato fino in fondo ed è stupore nello scoprire che non c'è alcun bisogno di farlo....

E' un'esperienza che ti toglie respiro,  vissuta tutta dentro ma che chiede di essere narrata perché altrimenti potrebbe esplodere.
E' un tempo sospeso in un tempo infinito scandito dalla goccia che cade. 
Sempre lei, sempre la stessa goccia, da milioni di anni...che prima nasce e subito dopo muore, sempre lei, sempre lei, sempre lei...

O, più magistralmente, è ciò che racconta questo video. 
La nostra esperienza.
Un piccolo capolavoro di Martino Brambilla, il nostro accompagnatore AG, dove non sono solo le immagini a parlare ma anche i suoni della grotta, i suoi colori, la magia, il mistero che avvolge il mondo sotterraneo e che si svela a tratti attraverso i bagliori dei caschetti che illuminano soffitti di pizzi e merletti e cascate che sgorgano dal centro della sua volta.

Vi consiglio di gustarvi queste immagini fino alla fine perché in una grotta, strisciando al buio nel fango, non ci si entra proprio tutti i giorni...soprattutto se sei un bambino...ma nemmeno se sei un grande...



E' con questo teaser che la sezione CAI di Calco  ha proposto una sfida di grande spessore: un pomeriggio in grotta, genitori e figli, insieme alle guide speleologiche della Valle Imagna.
Una proposta alla quale non abbiamo saputo resistere e che  abbiamo accolto con grande entusiasmo.
La Grotta Europa, in località Bedulita (Valle Imagna - BG) ci ha accolto in tutta la sua bellezza



Insieme alle guide speleo ci siamo preparati indossando i caschetti con le torce frontali e poi, uno per volta,  abbiamo affrontato il cunicolo.


Photo Credits: Martino Brambilla

L'entusiasmo dei bambini alle stelle



ha dato giusto il tempo a noi genitori di scattare qualche foto ma poi, con la rapidità di piccoli animaletti, in men che non si dica, uno per uno si sono accucciati e, strisciando nel terreno, sono spariti come inghiottiti dalla caverna buia.







Nel vedere quei piccoli scarponcini da montagna, l'istinto di madre è stato quello di raggiungerli immediatamente per non perderli di vista, per non lasciarli soli ....ma alcune volte, l'istinto - anche quello di mamma - deve fare i conti con la razionalità e la paura.
Perché una volta sdraiata, dentro nel cunicolo, a me è mancata l'aria, mi sono sentita soffocare, anzi, mi sono sentita morire; ho fatto retromarcia ed ho deciso che le mie ragazze avrebbero goduto della bellezza della grotta senza di me.

Ma questa storia della grotta è anche una storia dove si racconta che alcune volte hai bisogno di qualcuno che ti faccia credere in ciò che desideri e che ti spieghi che le cose che fanno paura hanno bisogno di essere guardate con occhi diversi.
In questo caso, due occhi color ghiaccio, occhi esperti di chi sa quel che sta dicendo, occhi fermi, decisi e anche un po' severi, mi hanno garantito che nel passaggio stretto non sarei stata sola, mi hanno promesso che mi avrebbero accompagnato  e mi hanno assicurato che nella grotta ci sarei entrata.
Anche io. 
Come tutti gli altri.

Mi sono fidata. 

Ed è a quegli occhi che devo questo post.
E questo sorriso fiero


E questi teneri abbracci!


Ma a quegli occhi devo molto di più...

Devo la sensazione di stupore provata nello scoprire poco a poco, attraverso la luce fioca del mio caschetto, i segreti di questa grande "pancia" che è la Grotta Europa.
Il buio (un buio nero così lo avevamo già provato in miniera)  è come un grande foglio di carta regalo che avvolge tutto.
Non c'è modo di abituarsi all'oscurità in questo caso. 
Gli occhi imparano a vedere nella penombra
Ma qui non esiste penombra.
Esiste solo il buio, il buio pesto e poi tante piccole lucciole che, uscite dal loro riparo, illuminano la volta e regalano, ad ogni loro passaggio un piccolo particolare, un dettaglio...

Photo Credits: Martino Brambilla
Uno ad uno usciamo dal tunnel stretto e allora sì che ci manca il respiro alla vista di quanto la natura, in silenzio e con pazienza è stata capace di creare...




Spaghetti, creste di gallo, stalattiti e stalagmiti, colonne...un mondo al confine tra fiaba e realtà 



E' un momento importante. 
Lo speleologo spiega ai ragazzi il mondo sotterraneo.
Lo fa con una naturalezza di chi ci sa fare con i bambini e di chi parla per passione e con il cuore....



Racconta quando e come la grotta si formò; racconta di sedimentazioniacqua, di calcare, di rocce che un tempo hanno visto il mare. Racconta che le concrezioni vanno toccate con i guanti e non con le mani nude. Il grasso presente naturalmente sulla nostra pelle ne bloccherebbe la crescita. ..racconta, racconta, racconta...e i bambini un po' ascoltano, un po' fanno domande.
Bimbi curiosi, bimbi interessati, bimbi appassionati....
O forse semplicemente bimbi...


E dopo aver ascoltato le storie delle viscere della terra, ne ascoltiamo il silenzio.
Ci viene chiesto di spegnere le luci dei caschetti e di non parlare...

"Godete di questo momento perché probabilmente non vi capiterà di nuovo" - ci dice lo speleologo.

Sicuramente il momento  più bello e più intenso della giornata che anche i bambini hanno saputo apprezzare e cogliere osservando un silenzio davvero impeccabile.

Accendiamo ancora le torce e ognuno di noi trova un momento personale di solitudine con il mondo del sottosuolo.



Prima di avvicinarci all'uscita attraversiamo la cascata naturale che scende dalla volta della grotta.
Photo Credits: Martino Brambilla
Acqua che sgorga, che ci bagna dalla testa ai piedi e che ci fa sentire una cosa sola con questo ambiente.
Una sorta di sensazione primordiale che riporta al ventre materno....e ce lo fa rivivere in diretta....
E  dopo questo patto d'alleanza suggellato con l'acqua tra noi e la Terra,  è ora di tornare....

Ripercorriamo il percorso a ritroso, intrufolandoci con più naturalezza di prima nel cunicolo, un po' più fieri di noi stessi, un po' più consci delle nostre capacità, un po' più orgogliosi di quanto siamo stati capaci di affrontare, o semplicemente un po' più grati....

Genitori e figli.


Informazioni tecniche

Questa escursione è stata organizzata dalla Sezione CAI di Calco .- Alpinismo Giovanile in collaborazione con il Gruppo Speleologico Valle Imagna


Le guide speleologiche della Valle Imagna e le attività del gruppo rivolte ai bambini

Le guide speleo GSVI della Valle Imagna, soci della sezione CAI di Calco, organizzano corsi di speleologia e visite guidate nelle grotte del nostro territorio.
Informazioni sulle grotte visitabili le trovate QUI

Per quel che concerne gli esploratori più giovani, il gruppo è anche attrezzato per visite scolastiche per educare i bambini alla geologia imparando - invece che partendo dai libri - attraverso proposte emozionanti ed avvincenti come quella che abbiamo vissuto noi.
Le guide speleo guideranno le scolaresche nel sottosuolo raccontando loro i segreti di questo mondo nascosto garantendo ai ragazzi emozioni uniche ed indimenticabili.

E se desiderate avvicinare anche i bimbi più piccini a questo mondo affascinante, esiste anche la possibilità di fruire di una grotta artificiale gonfiabile studiata appositamente per la diffusione della speleologia con i bambini.
Attraverso la grotta gonfiabile (che il gruppo speleo noleggia) vengono riprodotti i cunicoli del sottosuolo per un approccio accattivante ed educativo al mondo ipogeo.
Per informazioni collegatevi alla pagina del sito cliccando QUI


Photo Credits: Gruppo Speleologico Valle Imagna


La Grotta Europa 

La Grotta Europa, in località Bedulita - Valle Imagna -  fu scoperta casualmente nel 1986 dal gruppo speleologico di Bergamo.
Incuriositi da una fessura dalla quale usciva aria fresca, gli speleologi si aprirono un varco trovando così una enorme grotta con al centro una cascata.
E' una delle più belle grotte della bergamasca con una varietà di concrezioni che la rendono interessantissima dal punto di vista geo-morfologico.
L'ingresso è di circa 100X40 cm mentre la grotta ha un diametro di 40 metri ed è alta 17 metri.
Per accedervi è necessario strisciare in un cunicolo di circa 15 metri.


Ringraziamenti speciali

Un grazie di cuore a Martino Brambilla, per la gentile concessione del video girato in grotta.
Grazie anche per avermi concesso di pubblicare le sue bellissime fotografie.

Grazie agli "occhi di ghiaccio" senza i quali non sarei mai entrata in grotta. 
Ma questi ringraziamenti li farò in rifugio, magari davanti ad un buon bicchieri di Braulio!

Grazie alle Guide speleologiche della Valle Imagna che con professionalità e competenza ci hanno aperto le porte di questo mondo ai più sconosciuto.
Un'esperienza che difficilmente dimenticheremo!

venerdì 8 maggio 2015

Nelle viscere della terra attraversando una miniera

Non è stata la prima volta che siamo entrati nel profondo della Terra.
Avevamo già provato quest' inverno quando, in Austria, eravamo entrati nella pancia del ghiacciaio dello Stubai
Lì un mondo incantato ci aveva accolto: un mondo fatto di cristalli, di giochi di luce, di trasparenze e di opacità.
Un'esperienza al confine tra fiaba e sogno che spesso ricorre nei nostri  ricordi.

Questa volta, invece, è stato diverso. 
Siamo entrati nelle viscere della terra camminando in una miniera.
E ci si è aperto un mondo incredibile che però,  del fiabesco aveva ben poco....




"Me li ricordo ancora io quei poveri minatori quando, dopo una giornata di lavoro rincasavano. Erano tutti bianchi, per via di una polvere leggera come borotalco che li faceva assomigliare a tanti fantasmi. I loro abiti, i loro capelli, le loro scarpe ne erano completamente ricoperti. Da questa nuvola bianca, l'unica cosa che si riusciva a distinguere erano gli occhi. Occhi stanchi ed arrossati. Questi uomini si trascinavano lentamente verso le loro abitazioni con le loro gambe stanche, le loro braccia stanche, il loro corpo esausto dopo una giornata di lavoro."

E' William, la nostra guida che parla e che ci racconta storie di ordinaria fatica, storie di ordinaria tristezza, e di sacrifici che vanno al di là dell'ordinario e del sopportabile.
Storie di uomini comuni che per mantenere le proprie famiglie hanno dato, in molti casi, anche la vita.

Foto di uno scatto di Pepi Merisio

Tuttavia, non ci si rende subito conto della storia di dolore che si porta dentro miniera.
La visita comincia infatti con "effetti speciali e colpi di scena" che catturano l'attenzione dei bambini ma anche dei grandi.
Vedere una pietra che più la bagni con l'acqua e più prende fuoco, ha un po' il sapore del circo e della magia e resti lì  a bocca aperta ed incredulo, ma soprattutto con una gran voglia di varcare la soglia della galleria dalla quale si accede alla miniera.



Su un tavolo sono disposti i caschetti che bisogna indossare durante la visita.
Il personale accoglie i bambini. Chiede loro quanti anni hanno e poi, in tono scherzoso, comunica che per la loro età sono abili ed arruolati per il lavoro in miniera.
I grandi cominciano a comprendere il vero significato di quelle parole e ne percepiscono il tono amaro.
I bambini ridono, con i loro caschetti sulle teste. E' ancora presto per capire.
E poi, adesso, c'è da pensare al trenino....


Come pronti per una gita in un parco divertimenti, raggiungiamo il trenino e ci accomodiamo.
Il clima è festoso, un misto di curiosità ed eccitazione messi insieme. Potrebbe essere diversamente per dei bambini?






Ecco, si parte, e si entra nella galleria.
E' dal soffio umido e gelido dell'aria che si comincia a comprendere che non stiamo per entrare in una favola...



Il trenino avanza sui binari rasentando le pareti umide e scure della terra.
Ad un certo punto si arresta e lì comincia il racconto della guida che spiega la storia della miniera, di quando nacque e perché.
Ancora una volta ripete il gioco della pietra - il carburo di calcio - che si incendia con l'acqua.
Veniva usato proprio dai minatori per alimentare le loro lampade.
Ma il gioco - questa volta - serve per uno scopo ben diverso...


Dopo la grande fiamma William spegne tutto e ci fa trovare faccia a faccia con il buio della miniera.
E' il buio della pancia della terra.
Che fa paura a tutti: grandi e piccini e fa sentire i brividi lungo la schiena.
Nessuno ha il coraggio di parlare.
"Provate a mettere le mani davanti al vostro viso. Vedete qualcosa?"
No..non si vede nulla.
Si sente solo il freddo e l'umidità.
La lampada dei minatori finalmente si riaccende e ci ridona la vista.



Il trenino riparte e ci porta verso un altro corridoio.
Si scende e da qui in poi proseguirà a piedi per circa un'ora.
Non fosse per il freddo che ci penetra nelle ossa si potrebbe dire di essere entrati all'inferno...
Prima ci accoglie l'oscurità







Poi avvertiamo un forte scroscio.
E' un torrente sotterraneo che scorre parallelo al nostro cammino e che ci impedisce di sentire le nostre voci.


Un torrente impetuoso che nella parte bassa della miniera forma un laghetto dalle acque fredde e cristalline.
Una vera meraviglia della natura.




Attraverso delle scale scendiamo sempre più giù, sempre più dentro la pancia nera della miniera.







Poi ci fermiamo...
Ed ascoltiamo la storia triste che William deve raccontarci.
Una storia fatta di uomini che dapprima lavoravano la pietra con il piccone ma che poi - con l'avvento della tecnologia - furono dotati di uno strumento simile ad un martello pneumatico
Lo chiamavano - in dialetto - la ragassa perché per usarlo bisognava abbracciarlo.


Uno strumento che da una parte li aiutò ma che dall'altra - per la polvere che sprigionava - indurì i polmoni di molti e se li portò via presto. 
Troppo presto. 
Erano padri, figli, fidanzati,....gente comune che lavorava per guadagnarsi il pane e mantenere la famiglia.

Abbiamo provato anche noi a prendere in braccio la ragassa: adulti e bambini. E dopo aver provato ci siamo chiesti tutti come potessero farlo e come potessero restare tutto il giorno a lavorare sollevando un peso del genere. 
La sera, dopo il lavoro, le braccia ancora tremavano per le vibrazioni, ci ha raccontato la guida...
Noto una smorfia sul viso delle mie figlie e confido, nel mio cuore, nel fatto che stiano pensando a quanto poco sforzo richiedano -  in confronto - lo studio e i compiti...


Ma il racconto prosegue. 
Molto spesso - in miniera - lavoravano anche i bambini
Già dai nove anni i purtì scendevano negli accessi stretti ed angusti scavati in precedenza dai minatori e, con dei gerli caricati sulle loro spalle, trasportavano le pietre arrampicandosi su per la miniera. 
Al termine del percorso una ciotola veniva riempita con un sassolino per ogni viaggio compiuto. 
A fine giornata, arrivava il compenso sulla base dei sassolini raccolti nel contenitore. 
William fa indossare il gerlo ai bambini per far capire loro il valore dello sforzo dei purtì
Molto più facile comprendere quando la schiena sente dolore....
La visita prosegue e lo sguardo scruta ogni dettaglio.





C'è spazio anche per un po' di poesia



e per giocare con un po' di glitter - come dice William - riferendosi alla polvere di ematite.



Questo alleggerisce un po' il nostro cuore ed i nostri pensieri ma non toglie valore alle storie che abbiamo ascoltato.
Una mostra fotografica di Pepi Merisio allestita nei cunicoli della miniera rende onore a queste persone che diedero tutto alla miniera in termini di sacrificio.
Nelle fotografie scattate tanti volti, tante scene di vita quotidiana legate alla vita dei minatori.











Usciamo da questa esperienza tutti un po' cambiati.
C'è chi pensa a come ha fatto paura il buio, chi, un po' più grandicello, si rende conto degli sforzi richiesti ai bambini di un tempo.
Come genitori ci rendiamo conto che per insegnare ai nostri figli, alle volte, è proprio necessario entrare nelle cose, toccarle con mano, provare di persona.
Cos' è la stanchezza?
Cosa si sente quando si fa fatica?
Alle volte il cervello non riesce a trasmettere queste sensazioni fino in fondo.
Allora è necessario andare, vincere la paura - perché la miniera fa paura - e chiedere al cervello e al corpo di sperimentare insieme.
Solo così si potrà dire di aver compreso fino in fondo.
E si potrà affermare di essere cresciuti ancora un pochino...


Informazioni tecniche

La visita guidata alle miniere di Schilpario dura un'ora e mezza. Durante i primi trenta minuti la si percorre a bordo del trenino. Nella seconda parte del "tour" si procede a piedi nei cunicoli sotterranei. E' necessario un abbigliamento caldo ( la temepratura è di circa 7 gradi e la percentuale di umidità è del 100%) e scarponcini da montagna.
Prima del percorso vi verrà consegnato un caschetto protettivo.

Non è possibile effettuare la visita con il passeggino data la presenza di numerose scale e del  terreno poco agevole.

Il costo del biglietto è di 10 euro per gli adulti e 7 euro per i bambini fino a 14 anni.

Per informazioni sugli orari di apertura e sulla miniera in generale cliccare QUI